Itinerario 7: Montorio
ALLA SCOPERTA DELLE VILLE DI MONTORIO
Una frazione di Verona collocata nella parte nord-orientale del comune e dista circa 6 km dal centro di Verona, situandosi all'imbocco della Val Squaranto, Qui sorgono numerose ville alcune delle quali assolutamente da non perdere.
Dal 1600 le famiglie nobili o alto borghesi costruirono le corti rurali o ville, composte da un insieme organico di edifici adatti sia allo scopo agricolo che di residenza padronale. Nello stesso periodo la cultura rinascimentale porta a riscoprire il legame dell'uomo con la natura e la villa ne diviene simbolo privilegiato. Essa si apre con i portici verso l'ambiente agreste e il giardino, elemento principe di "otium", ristoro, luogo di convivio tra uomini di cultura. La villa disegna il territorio con le coltivazioni, il giardino-parco e i viali alberati che da lontano ne segnano l'ingresso, di solito centrale, formando una vera e propria scenografia. Essa diviene simbolo di prestigio sociale, per questo, spesso, la sua realizzazione viene affidata ad architetti ed artisti famosi.
La vostra visita può iniziare dalla Pieve di Santa Maria Assunta, vicino al laghetto Squara. Si hanno documenti dell'esistenza di questo edificio dal 1069. Da un disegno del 1561 e da altri del '600, la chiesa appare di un bel romanico a tre navate con un'abside maggiore e due absidiole laterali, un rosone sulla facciata e due ingressi.In seguito alla terribile alluvione del progno avvenuta nel 1573, , la canonica venne spostata dietro l'absidiola di destra. Nel 1624 l'Arciprete don Cesare Nuvoloni fece fare la bella scala in tufo a spirale che porta alla cantoria e all'organo. La trasformazione della chiesa nelle attuali forme neoclassiche è dovuta ad un progetto dell'architetto Bartolomeo Giuliari databile attorno al 1820.
Spostandosi verso via della Segheria vi imbatterete in Villa San Carlo.
La Tenuta Villa San Carlo è un'ampia oasi di verde incontaminato di 70 ettari, di cui 20 vitati. Il suo cuore pulsante è l'elegante villa di origini settecentesche che oggi si presenta con un'eclettica architettura neoclassica realizzata all'inizio del '900.
La Villa, rivolta al tramonto, dall'alto del Monte Martinelli volge lo sguardo verso l'orizzonte, il sipario scende sulle colline Moreniche, che al calar del sole offrono suggestivi giochi di chiaroscuro sui contorni della città di Verona.
A due passi dalla villa si trova il Fontanon, un grande bacino d'acqua sorgiva a sud di via Lanificio, che crea un pittoresco laghetto. Noto fin dal medioevo come Fontanon delle Sorzive, il laghetto è sorgente e collettore di gran parte delle sorgenti basse del fiume Fibbio; il suo bacino misura circa 2000 metri quadrati ed è delimitato da un argine in pietra.
Ritornando in Via Olmo e dirigendosi verso la rotonda al suo termine, ci si trova di fronte a Villa Guerrina. Villa Mantovanelli, detta "La Guerrina" se ne sta nascosta, come un bene prezioso da scoprire dopo una lunga ricerca, dietro ad un alto muro di cinta all'inizio dell'abitato di Montorio, lungo la strada che collega Verona alla frazione cittadina. Da questa sua posizione appartata racconta e svela a chi vuole tendere l'orecchio, infinite lezioni di architettura e storia dell'arte stratificate negli anni.
Dopo aver visto la facciata della villa alle vostre spalle, a poche centinaia di metri, sulla salita per il Castello si trova: Villa Arrigossi-Dongili. L' edificato si presenta organizzato a corte con vari edifici costruiti in epoche successive disposti ad "L" ed orientati verso sud. Interessante è la vista della Val Squaranto che si può ammirare dal gazebo in stile liberty posto sull'angolo del grande terrazzo verde, sostenuto, sui due lati a valle, da un muro di pietra. La villa è ora sede del ristorante vegetariano Dongili.
Continuando per via Castello immancabile è una visita al Castello Scaligero. Già nel 1824 lo studioso Girolamo Orti-Manara ipotizzò che nel sito dove ora sorge il castello esistesse un accampamento di epoca romana, ma lo studioso Giovanni Solinas, dopo vari sopralluoghi, ipotizzche la località potesse essere stata abitata parecchi secoli prima. Questa ipotesi fu confermata alla fine del XX secolo con la scoperta di un grosso villaggio retico. Le invasioni barbariche del V e del VI secolo spazzarono via il modo romano e solo intorno al X secolo le continue scorribande degli Ungari indussero gli abitanti a ripristinare l'antica fortificazione sul colle: nasce così il Castello di Montorio.
Nel periodo scaligero divenne base prediletta da Cangrande della Scala che la restaurò e ne rafforzò le difese dopo che i segni di varie guerre, fra cui quella degli Scaligeri con i Carraresi di Padova nel 1313, l'avevano gravemente danneggiato. Tra il 1860 e il 1866 il castello venne convertito dagli austriaci a fortezza e preposto con altre cinque costruzioni alla difesa del perimetro cittadino. Nel 1972, con atto notarile, il castello fu venduto al Comune di Verona.
Se si ha voglia di visitare anche una chiesa ci si può spostare verso la frazione di Mizzole per visitare la chiesa di San Michele detta San Micheletto. L'altica chiesa sorge nell'aera di un vigneto a destra della strada che porta alla vicina località di Pigozzo. La chiesa fu costruita per le necessità del monastero di Santa Maria in Organo, proprietario di vasti terreni in zona, per avere un punto di riferimento sulle proprietà lontane dalla sede. Era anche un punto di incontro per i contadini del posto che dovevano confermare all'abate il "diritto del monastero" di esigere una sorta di affitto sulle loro proprietà . Un'iscrizione, riportata a destra dell'altare, testimonia che la chiesa fu consacrata nel 1060 dal vescovo Teutpaldo.
All'inizio del secolo scorso l'edificio viene spogliato degli arredi, ma conserva ancora l'altare affiancato dalle due epigrafi. Per alcuni anni verrà utilizzato come teatrino. Nel 1941 venne acquistata dalla famiglia Ambrosi, attuale proprietaria.
A questo punto, riprendendo la macchina e tornando verso Verona non si può non fermarsi a Villa la Valverde.
La Valverde è una corte rurale costituita da un insieme di edifici organizzati in un sistema a corte e strettamente legati alla produzione agricola. Il nucleo piantico risale ai primi anni del '500 quando era appena iniziato il trasferimento degli interessi delle grandi famiglie mercantili veneziane verso la terraferma, con lo sviluppo di una nuova e importante economia agraria. La villa padronale, che costituisce il nucleo più antico della corte ed è ancora abitata dai proprietari, conserva intatta la sua bellezza originale con i grandi camini in pietra, i soffitti a cassettoni dipinti e i fregi della scuola di J. Ligozzi.
Continuità architettonica e compositiva caratterizzano tutti gli edifici che si affacciano sulla corte, unendo insieme "bellezza" e "utilità ". Anche le costruzioni meno rappresentative hanno dettagli decorativi molto curati. Lo testimonia il piccolo oratorio dedicato a San Carlo, un semplice ma elegante edificio seicentesco con un altare di marmi policromi.
Tutto il complesso, comprese le abitazioni dei lavorenti e gli spazi per le attività produttive, come la tinazzara, la cantina storica, e la cappella, sono stati oggetto di un importante restauro che venne iniziato nei primi anni '60 e che prosegue tutt'ora. Il cortile, un tempo occupato dall'assolata aia in mattoni, oggi un giardino ricco di piante e profumi.










